Broken Ground, il mondo di confine



Una macchina abbandonata, dei rovi che aggrediscono un palazzo, due bambine in attesa, sedute su un divano. E' l'amara vita ai bordi delle città fotografata dalla trentenne portoghese Ana Caterina Pinho . Il suo progetto, "Broken Grounds", è nato in una residenza di gruppo di un anno, intitolata "Visual Narratives - European Borderlines", dove gli artisti erano invitati a riflettere sull'idea di confine. «Ho deciso di esplorare le periferie urbane», racconta l'autrice «e mostrare i confini invisibili che le separano dal resto della città». Per farlo ha viaggiato fra il Portogallo e la Turchia, tra detriti, palazzi fatiscenti e giovani ragazze che guardano l'obiettivo. «Le periferie erano fra di loro così simili che ho potuto unire gli scatti di diversi paesi in un unico luogo, creando un mondo fittizio (broken ground) in cui ci sembra di non riuscire a trovare un modo per entrare». Periferie come isole in cui anche le persone mostrano la loro separazione dal mondo che le circonda. Ma proprio in questi luoghi si possono aprire degli squarci inaspettati: «Mentre lavoravo al progetto» racconta l'autrice «è successa una cosa stranissima. Ho iniziato a ricevere dei messaggi dalle persone che incontravo. Bigliettini, note, parole, indirizzate a me e al 'fuori'. E li ho inseriti nel progetto»

Francesca Sironi



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